Salute al tempo del Covid-19

(via fondazioneveronesi.it)
EDOARDO GIACOVAZZO - In questa pandemia globale il concetto di salute è cambiato radicalmente, modificando profondamente la nostra visione sul futuro. Il coronavirus non solo di per sè rappresenta una minaccia alla nostra vita, ma è anche un nemico per la nostra psiche. La mente ha un ruolo fondamentale nella salute, infatti in molti casi depressivi o ansiogeni le difese immunitarie posso abbassarsi drasticamente e scatenare vere e proprie patologie.

Le distanze sociali, le restrizioni, i social media, le TV, i disagi quotidiani e i continui discorsi tra le persone sulla pandemia ci portano inevitabilmente verso un baratro esistenziale. In queste circostanze la nostra mente subisce un duro colpo, lo si evince dalla mole di lavoro che stanno ricevendo gli psicologi e psichiatri da marzo del 2020 a oggi.

Mente e corpo sono in simbiosi, come un unico pezzo composto da due facce della stessa medaglia, se una cade l’ altra avrà lo stesso destino. Come fare allora a star meglio?
Sicuramente avere una sana alimentazione è fondamentale per garantire i nostri mattoni nutritivi, ma è necessario anche integrare sostanze potenziative. Spesso ai miei pazienti consiglio l’uso d’integratori alimentari come immunostimolanti, multivitaminici, depurativi, antiossidanti e bioattivatori per migliorare o bilanciare il nostro set metabolico. Inoltre è necessario aggiungere un sano allenamento per aumentare il nostro benessere e rilasciare sostanze trofiche. 

La mente gioca un ruolo principale in questa partita ed è necessario gestirla bene. Le nostre giornate devono trovare lo spazio per allontanare lo stress, i pensieri negativi e da tutto ciò che limita l'integrità della psiche. Come dico spesso: “tutelare il proprio corpo e la propria mente è come coltivare dei campi, se ne avrete cura raccoglierete i suoi frutti e le sue ricchezze”.

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Pesci e antidepressivi? Colpa del coronavirus?

EDOARDO GIACOVAZZO - Il coronavirus questa volta non c’entra niente, non è la pandemia che ha buttato giu’ il morale della nostra fauna ittica, ma altro. Il tema di quest’articolo infatti è lo sfruttamento intensivo che subiscono i nostri amici con le branchie. Come tutte le produzioni su larga scala, gli animali non hanno molti spazi vitali per vivere, dunque sopravvivono in condizioni malsane. Secondo la FAO circa il 90% dei pesci a livello mondiale è sovrasfruttato (33,1%) oppure pescato al limite della sostenibilità (59,9%). Entro il 2030 la produzione di pesce e prodotti ittici dovrebbe superare i 200 milioni di tonnellate.

Cosa c’entrano gli antidepressivi allora? L’itticoltura intensiva non ecosostenibile limita la sopravvivenza dei pesci per diverse cause: la carenza d’ossigeno, antibiotici, parassiti, batteri, sovraffollamento e lacerazioni. In queste pessime circostanze gli animali ittici iniziano a mangiare meno mangime o persino a digiunare.
L’utilizzo di antidepressivi viene introdotto per migliorare l’ umore dei poveri animali acquatici, che dopo la somministrazione riprendono a nutrirsi. I mangimi o farine di pesce sono un altro tasto dolente da trattare: gli allevatori sono costretti ad utilizzare cibo pronto nell’ itticoltura per ridurne i costi e ottimizzare la produzione. Tale argomento verrà trattato in maniera più approfondita nel prossimo articolo vista la sua grande importanza, in considerazione dell’emergenza creata dal continuo incremento della richiesta di pesce nel mondo.
Questi ambienti in cui i pesci o altre specie ittiche sono costretti a vivere sono così insani e sovrasfruttati e possiamo paragonarli a quelli in cui vivono altri animali in gabbie (es. polli); si ammalano e si trasmettono parassiti l’un l’altro, come dimostrano diversi casi di epidemie. Viste queste osservazioni le pandemie tornano più che mai in questa storia, diventando protagoniste di un mondo che deve cambiare rotta. L’unica via disponibile è solo l’ecosostenibilità!

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