Pesci e antidepressivi? Colpa del coronavirus?

  • By Giornale di Puglia
  • a dicembre 07, 2020 -
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EDOARDO GIACOVAZZO - Il coronavirus questa volta non c’entra niente, non è la pandemia che ha buttato giu’ il morale della nostra fauna ittica, ma altro. Il tema di quest’articolo infatti è lo sfruttamento intensivo che subiscono i nostri amici con le branchie. Come tutte le produzioni su larga scala, gli animali non hanno molti spazi vitali per vivere, dunque sopravvivono in condizioni malsane. Secondo la FAO circa il 90% dei pesci a livello mondiale è sovrasfruttato (33,1%) oppure pescato al limite della sostenibilità (59,9%). Entro il 2030 la produzione di pesce e prodotti ittici dovrebbe superare i 200 milioni di tonnellate.

Cosa c’entrano gli antidepressivi allora? L’itticoltura intensiva non ecosostenibile limita la sopravvivenza dei pesci per diverse cause: la carenza d’ossigeno, antibiotici, parassiti, batteri, sovraffollamento e lacerazioni. In queste pessime circostanze gli animali ittici iniziano a mangiare meno mangime o persino a digiunare.
L’utilizzo di antidepressivi viene introdotto per migliorare l’ umore dei poveri animali acquatici, che dopo la somministrazione riprendono a nutrirsi. I mangimi o farine di pesce sono un altro tasto dolente da trattare: gli allevatori sono costretti ad utilizzare cibo pronto nell’ itticoltura per ridurne i costi e ottimizzare la produzione. Tale argomento verrà trattato in maniera più approfondita nel prossimo articolo vista la sua grande importanza, in considerazione dell’emergenza creata dal continuo incremento della richiesta di pesce nel mondo.
Questi ambienti in cui i pesci o altre specie ittiche sono costretti a vivere sono così insani e sovrasfruttati e possiamo paragonarli a quelli in cui vivono altri animali in gabbie (es. polli); si ammalano e si trasmettono parassiti l’un l’altro, come dimostrano diversi casi di epidemie. Viste queste osservazioni le pandemie tornano più che mai in questa storia, diventando protagoniste di un mondo che deve cambiare rotta. L’unica via disponibile è solo l’ecosostenibilità!

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